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martedì 11 aprile 2017

Il Talento Umano



                                                                         SCENA 1

(Mattina. Ufficio.)

Tarmini (vestito con giacca e cravatta stretta, nodo puntato contro la gola. Osserva il corridoio. Silenzio. Si ritira nell’ufficio. Splanca la finestra e guarda fuori. Ha un brivido e richiude la finestra. Riflette a voce alta)

Tarmini Tutte le mattine è sempre la stessa storia. E’ colpa di questo malessere... Tutta colpa dei miei dipendenti, che appena mi vedono se la danno a gambe levate. Eppure io non sono mai stato un tiranno, ho dato solo due elementi da seguire per lavorare serenamente: il RISPETTO e il SENSO DEL DOVERE. Non voglio essere giudicato capo né tanto meno causare timori... Quanto mi piacerebbe vedere degli occhi sinceri! Ah, la mattina che periodo difficile... (sospira)

(Entra Cesare Baldini, ideatore e responsabile della pubblicità. Sbuffa mentre si siede sulla poltrona)

Baldini Buongiorno direttore... Hai letto l’articolo di J. su "La Stampa"? E hai sentito delle scarpe X? L’ometto disegnato solo per metà è una buona trovata. Noi, con questi inchiostri, cosa vuoi che possiamo fare? Comunque hai fatto male a non venire con me al cinema, ieri sera. Il film era buono e la pizza che ho mangiato dopo meritava davvero. E... Sai che la Pina, la ragazza del mio ufficio, deve essere cotta di te? Quando ti vede diventa rossa e scappa via. Ma stando chiusi otto ore in questo pollaio come si può combinare ancora con le donne? Se hai tempo di parlare di lavoro chiamami, ho qualche discreta idea per Natale. Per esempio tingere il vostro taccuino con l’inchiostro Kappa, non ti pare una buona pensata?

Tarmini Tu hai troppe idee, ragazzo. Peccato che non si sia così piccoli...


Baldini (cantilenando) Scherza coi mostri e lascia star gli inchiostri...

Tarmini Bene, ora ho da fare. Ci vediamo più tardi.

Baldini Bene, vado a fare anch’io qualche scarabocchio. Con la Pina. Ti prendo un attimo il giornale.
(esce)

 SCENA 2

Tarmini (da solo nel suo studio; riflette a voce alta) Lo devo licenziare, adesso basta... Risparmierei un milione e mezzo all’anno... spostando la Pina in segreteria mi risparmierei un’assunzione da mezzo milione. Poi metto l’archivio nel suo ufficio e così sarebbe più vicino al mio ufficio e sentirei ciabattare meno durante il giorno su e giù per il corridoio. Devo obbligarlo a dimettersi, ormai qui dentro è solo un motivo di disordine... Pensa solo alle ragazze, a divertirsi, al cinema... Lavora con troppa disinvoltura... La fabbrica deve risparmiare assolutamente quei cinque milioni per il bilancio, e solo lui ne copre un milione e mezzo... Devo assolutamente riuscirci per il bene dell’azienda. Se non ci dovessi riuscire il commendatore arriccerebbe il naso... Cesare è giovane, gli farà bene un po’ di cambiamento... Magari esaminando il dossier delle attività del suo ufficio mi verrà l’ispirazione...

(Esamina attentamente il dossier; dopo un po’ si alza e va verso la porta. La socchiude e guarda fuori. Ci sono cinque persone che lo guardano impaurito. Torna a sedersi.)

E’ qui da poco più di due anni e va d’accordo con tutti... Buon camerata ma qui non siamo in caserma. E poi perché Cesare dovrebbe essere trattato in modo diverso dagli altri? Devo risparmiare quel milione e mezzo, devo lasciare fuori l’amicizia... Macché amicizia, tutt’al più devo escludere la simpatia. Quel milione e mezzo.... Se ci riuscissi, chissà la faccia che farà il commendatore. Non posso contare su quell’idiota di amministatore, devo fare tutto da solo perché se il commendatore dovesse prendere in mano le briglie è probabile che farà un repulisti. Quel milione e mezzo...

(Ricomincia a rileggere il fascicolo. Va a sciacquarsi le mani e poi ritorna)

Tarmini Mannaggia a quel Cesare! Non usa mai le frasi scelte per scrivere le lettere, sono troppo personali e informali. Non va bene, non va bene... L’unico suo scopo è sfoggiare la sua abilità di propaganda... Vediamo un po’ i conti.... (digita delle cifre sulla calcolatrice) Cosa vedono i miei occhi... Le sue spese corrispondono alla metà di quelle della segreteria! Ma adesso basta, perché se continua così quello che ci rimetterà la faccia sarà il suo superiore, cioè il direttore, cioè io!
(getta sulla scrivania il dossier)

SCENA 3


Baldini (entra) Esci?

Tarmini No. Anzi resta qui un po’ con me... Ti devo parlare...

Baldini Guai?

Tarmini

Baldini Ho capito. Arriva il commendatore.

Tarmini Esatto, comincia l’anno delle economie. E tu non ti sei ancora reso conto di come vanno le cose... Ho rivisto le spese che hai fatto per la pubblicità... Sono altissime, il commendatore non si divertirà affatto a fine anno...

Baldini Ma anche le vendite sono aumentate... Anche se non so chi compri ancora questo inchiostro...

Tarmini Non mi stupirei se il commendatore a fine anno rivedesse le nostre stesse posizioni... Capisci? Qualcuno, dopo l’analisi del bilancio, dovrà stringere la cinghia...

Baldini Allora è una crisi!

Tarmini Ma no, ma no... E' solo la preoccupazione di tenersi nei giusti binari... Anche se tu giudichi la “Gabbiano” una vecchietta paralitica, come azienda artigianale noi siamo una delle più avanzate... Potremmo andare avanti con un solo ragioniere, e invece ci possiamo permettere un ufficio pubblicità.

Baldini Se lo dici tu...

Tarmini Ragazzaccio caro, non sei mai troppo stufo di questi inchiostri, vero?

Baldini Dai ti offro un aperitivo... andiamo  (si vestono per uscire: cappotto e cappello)



SCENA 4

(Bar)



Tarmini Qual era quella tua idea per Natale?

Baldini Scrivere i biglietti d’auguri con l’inchiostro Zeta. Non ti va? Un bel disegnino, con una mano che tiene una penna d’oca...

Tarmini Troppo vecchia, siamo in tempi di pubblicità subliminali e tu ragioni ancora in termini di orario ferroviario.

Baldini Siamo anche in tempi di penne a sfera e noi fabbrichiamo inchiostri da segretario galante.
Pensa a cosa si potrebbe fare se si dovesse pubblicizzare creme di bellezza o carni in scatola.

Tarmini Sei giovane. Aspetta di avere i miei quarant’anni.

Baldini Tu te la prendi troppo. Prima o poi affogherai in questi maledetti inchiostri.

(Brindano con il Vermut) Alla nostra!

Tarmini Se avessi io i tuoi anni, mio caro, non starei a dormire in una vecchia poltrona come la “Gabbiano”.

Baldini Ci vediamo oggi.

(Sorridono e si salutano)

SCENA 5

(Mattina. Ufficio)



Tarmini Ok... Quello che devo fare è convincere il commendatore, parlare seriamente con Cesare, ottenere l’automobile in dotazione a fine anno... D’altronde un direttore senza automobile è una penna senza inchiostro, dicevano... Sono sicuro di farcela! Ma ora viene la parte più difficile.... chiamare il commendatore...

(inizio chiamata)

Commendatore Pronto?

Tarmini Pronto. Buongiorno, sono Tarmini...

Commendatore Come sta andando l’azienda? Sta pareggiando il bilancio come avevo chiesto?

Tarmini Sì, ci stiamo provando, infatti...

Commendatore Mi raccomando, mi ha dato la sua parola non si tiri indietro e non trovi scuse!

Tarmini Non si preoccupi, ho pensato a una linea guida che potrebbe essere la migliore...

Commendatore Mi dica, ha attirato la mia attenzione...

Tarmini Ora le spiegherò in breve il progetto che accennai poco fa. Si tratta dell’ufficio di pubblicità. Direi che è necessario rivedere la fisionomia. Baldini è un ragazzo esuberante, forse meno attaccato al lavoro, oggi, rispetto ai primi tempi... Inoltre è un ideatore e, stando alle nostre necessità, sfruttarne a pieno le doti. E’ giovane, ma al “Gabbiano” ha poche possibilità di trovare la sua strada... Povremmo lasciarlo libero, direi, se lei è d’accordo. Il disegnatore potrebbe continuare da solo sotto la mia sorveglianza e la sua direttiva, ovviamente. Inoltre vorrei pregarla di dare un’occhiata più solerte proprio alla pubblicità, se mi permette. Lei sa che è l’etichetta di un’azienda. Per Baldini proporrei questo: se si dimette dobbiamo trattarlo bene, come è nostra tradizione. Per conto nostro, ridimensionato l’ufficio pubblicità, risparmieremmo circa due milioni annui.

Commendatore (aspetta a rispondere) Senta, io non voglio grane. Non vorrei che Baldini mi facesse delle questioni... Ha famiglia, no?

Tarmini Sì, ma io ho parlato di dimissioni. E poi, lei sa che sono un suo amico, ma non posso preoccuparmi fino all’estremo delle situazioni famigliari dei miei dipendenti... Qui si è come in guerra: guai se il generale chiedesse a tutti i soldati il numero dei figli.

Commendatore (tono allegro) Va bene, faccia lei. Lei sa che io mi fido completamente. E quei due milioni mi paiono assolutamente ben trovati. Quindi siamo d’accordo: proponga a Baldini il nostro appoggio in futuro, naturalmente lo doteremo di referenze. Ne avrà bisogno, il mercato della pubblicità è così precario. Veda lei, insomma. Ho sempre stimato il suo talento umano. Dirigenti si nasce, ma quel talento lo si ha naturalmente... Glielo dissi fin dal primo giorno: lei ci sa proprio fare con gli uomini, ed è questo che l’ha portata dove l’ha portata. Mi tenga informato, ma per iscritto, perché questa sera sono impegnato con mia moglie a Sanremo. Sono sicuro che andrà bene con Baldini. E, mi raccomando, che non si possa mai dire che alla “Gabbiano” sono successe cose spiacevoli. M’intende?

Tarmini (si accascia sulla sedia molto più rilassata rispetto a prima) Va benissimo. Grazie mille ancora e a presto.

Commendatore A presto.

SCENA 6

(Ufficio, silenzio)

Tarmini Ok, il commendatore è sistemato, ora non mi resta che il lavoro più disagevole ma anche quello più eccitante.

(buio, Tarmini si avvicina alla finestra, vi appoggia la fronte e la ritira quasi subito. Entra Baldini: Tarmini è seduto dietro a una cartella colma di lettere da firmare)

Tarmini Devo farti un discorso confidenziale. Finisco qui, poi usciamo per un caffè. Puoi?

Baldini (stupito) Certo! Nessun problema!

(Dopo un poco)

Tarmini Ora possiamo andare ...

SCENA 7

(Bar)

Tarmini Prenderei un marsala, che ne dici?

Baldini Va bene.

Tarmini Come va in casa?
Baldini Bene grazie...

Tarmini Andiamo male, mio caro...

Baldini Male?

Tarmini Malissimo... Ti ho portato qui per una questione. E’ una questione di forma. E’ meglio che certe cose vengano dette al caffè, senza scrivanie di mezzo.

Baldini Lo dico sempre io.

Tarmini Giusto. Dunque: mi ha telefonato il commendatore. Questo “rivedere le posizioni” ci sarà. La “Gabbiano”, oggi come oggi, è sana e deve poterlo restare. Io non so, tu potrai aspettare, lo deciderai tu, io volevo solo parlartene amichevolmente...

Baldini (sogghignando) Avanti: vuole licenziarmi?

Tarmini Che dici! Non si tratta di questo. E comunque non in questa forma. Si tratterà di un rimpasto, siamo troppo piccoli per mantenere certi lussi. E’ il mercato che lo vuole... L’ufficio pubblicità sarà la prima cosa ad essere riveduta.

Baldini E io con lei, giusto?

Tarmini Non è per te, è per l’azienda.

Baldini Già già.

(bevono il loro marsala silenziosamente)

Tarmini Senti, mi metto nei tuoi panni. Credi che non mi dispiaccia perdere l’unico amico che ho in quell’inferno? Mi metto nei tuoi panni: tu hai famiglia, doveri, conosco anch’io tutta questa spirale. Parliamone realisticamente, da amici.

Baldini Che cosa vuoi che ti dca? Che scriverò al commendatore? Che voglio parlargli?

Tarmini (scuotendo il capo) No, non faresti che attirare l’attenzione su di te e faresti di una questione aziendale un caso personale. Questa è l’eventualità più spiacevole.

Baldini E allora?

Tarmini Ascoltami. Posso sbagliare ma io la vedo così, consideralo un discorso da amico. Puoi tu fai quello che vuoi, ascoltalo o no, decidi tu. Se ti dovessi dimettere entro il mese e senza aspettare la congiuntura favorevole, otterresti oltre alla liquidazione una somma extra. Se ti dimetti più tardi non so come sarà. Poi ti dico anche questo: prenditi questi soldi e vai in città più aperte, come Milano e Roma... In due mesi di autonomia vedrai che troverai qualcosa di buono, che corrisponda ai tuoi veri interessi. Siamo intellettuali e tu sei più giovane di me... Perché vuoi perdere tempo con questi inchiostri? Tu hai una vita davanti, puoi trovarti un posto che possa accoglierti nel migliore dei modi, che ti offra un lavoro più vicino alle tue esigenze, sia che sia un posto tranquillo, sia che sia dinamico. Il commendatore ti farà senz’altro delle ottime lettere di referenze. Per me è ora che tu batta le tue ali, da solo, in un posto meno angusto. Ripeto hai una vita davanti a te, non sprecarti per un’azienda di inchiostri. Vola amico, Vola!

Baldini (pensieroso) Se me ne vado, quanto prenderò? Di soldi intendo... Liquidazione, tredicesima, premio extra, dovrei arrivare più o meno a mezzo milione... No?

Tarmini Non so, ci dovrei pensare bene, ora non è il momento... Dovrei consultarmi anche con l’amministratore.

Baldini (sorride triste) Questa situazione mi mette un po’ a disagio... Non mi piacciono gli inchiostri, quindi vorrei anche andarmene, ma ho anche una paura matta. Io non posso stare nemmeno un mese senza guadagnare, ho delle bocche da sfamare.....

Tarmini Scusami se sembro inopportuno, ma questa è un’occasione che ti si offre per spiccare il volo nell’ambito della pubblicità e per cominciare la tua propria carriera. Prendilo come un esame. Non voglio forzarti, sei libero di decidere. Ed è anche per questo che ti invidio.

Baldini Certo, mia moglie sarà anche contenta, così non mi sentirà più brontolare per questi maledetti inchiostri.
 (pausa di silenzio per riflettere e per distendere l’animo teso di Tarmini)

Tarmini Ripeto ancora una volta che ti invidio, ma mi spiace molto perderti... Avrai fortuna, ne sono certo. Intelligente, preparato, pieno di idee come sei, ti manca solo un po’ di discernimento... Quel talento è necessario per manovrare tra le persone. Ma imparerai, hai tanto tempo davanti a te...

Baldini Massì, anno nuovo, vita nuova. Forse è proprio ora di far fagotto.

Tarmini Mi raccomando... Tutto questo deve rimanere tra noi.

Baldini (sorridente) Ma certo, stai tranquillo e grazie ancora!

(Si abbracciano. Tarmini dà una pacca sulla spalla a Baldini)

SCENA 8

(Ufficio: Tarmini è alla scrivania. Silenzio)

Tarmini Tutto questo mi pare un colpo di spada nel burro... Quel ragazzo è veramente troppo buono... Ma ora devo pensare al discorsetto da fare al disegantore dell’ufficio pubblicità. E’ necessario che si sappia che d’ora in avanti avrebbe lavorato a stretto contatto con il direttore stesso, anche se al direttore non piaceva tanto il suo modo di insegnare un po’ antiquato. Forse è anche un modo per tenere sotto controllo il suo carattere burrascoso. Sì, sì è proprio il percorso migliore! Però a tutto questo ci penserò domani, che ultimamente è stato un periodo pesante...





Susanna Arioli

Il Talento Umano

Sceneggiatura tratta dal racconto "Il Talento Umano", appartenente alla raccolta "Storie d'Ogni Giorno"

Scena 1

(Ufficio: inquadratura di spalle della figura frettolosa di Emilio Tarmini, con in braccio dei documenti. Cammina verso il suo ufficio occhieggiando di tanto in tanto alle porte ai lati del corridoio per controllare i suoi lavoratori. Arriva davanti al suo ufficio ed entra, chiudendo la porta. Si dirige alla scrivania, dove appoggia i documenti e volge lo sguardo alla finestra, decidendo di aprirla. Si ferma ad osservare la città per un po', per poi percepire un brivido di freddo e chiudere prontamente. Occhieggia poi al suo orologio da polso e cammina lentamente avanti ed indietro, fino a quando non si apre la porta, sorprendendolo)
Cesare (sorridendo) ' Giorno capo!
(Cesare si dirige fischiettando a grandi falcate verso la poltrona accanto alla scrivania di Tarmini, vi si abbandona sopra emettendo un rumoroso sbuffo, guardando al soffitto. Si spolvera e si sistema poi la giacca e solo ora guarda Tarmini in faccia)
Cesare Sai capo, hai proprio fatto male a non venire ieri sera. (alzandosi e gesticolando con le mani) Il film non era per niente male! E abbiamo anche cenato in una pizzeria che, credimi, meritava davvero!
Tarmini (annuisce senza dire niente)
Cesare (mette un braccio attorno alle spalle di Tarmini, sussurrando) A proposito, hai presente Pina, la ragazza che lavora nel mio ufficio? Mi sa che ha una bella cotta per te! Dovresti vederla, appena entri scappa via arrossendo! È proprio vero ciò che si dice sui capiufficio...
Tarmini Ossia?
Cesare Che siete i nuovi professori, alias prime cotte giovanili! (leggera gomitata)
(Tarmini lo guarda male)
Cesare Eddai, sai che scherzo! So che non sei il tipo che cerca rogne, specialmente con le colleghe...anche se chiusi qui otto ore non è che si possa combinare alcunché con le donne (si risiede ed accende una sigaretta, allentandosi la cravatta. Tarmini alza gli occhi al cielo senza farsi vedere. Ritorna alla scrivania, si siede e butta l'occhio sul contratto di Cesare)
Cesare (esalando fumo) Se poi hai tempo per discutere di lavoro, chiamami. Credo di avere una discreta idea per Natale (con tono pubblicitario e allargando le braccia) "Tingete il vostro tacchino con l'inchiostro Kappa! " (guarda Tarmini) Che ne pensi? Oltre al solito ''Scherza coi mostri e lascia star gli inchiostri''
Tarmini (alzando gli occhi dal foglio) Tarmini: Tu hai troppe idee. Peccato non avere abbastanza spazio per raccoglierle tutte... (prende una penna e un altro documento) Comunque ora ho fare. Quindi ci vediamo più tardi
Cesare D'accordo (si rialza) Vado a fare qualche scarabocchio con la Pina e ti prendo il giornale (fa un occhiolino ed esce)
Tarmini (tra sé e sé): Risparmierei un milione e mezzo licenziandolo. Prende il suo lavoro sottogamba, non pensa al lavoro nemmeno di notte! Solo ragazze, cinema e pizze, non ha altro per la testa. (Prende il registro delle attività di Cesare e sfoglia le sue diverse parti. Non trovando nulla, lo rilegge da capo, ma lo sbatte controvoglia sulla scrivania)
Scena 2
(Rumori di risate femminili e passi; Cesare bussa e, alla risposta di Tarmini, apre la porta e chiede)
Cesare Esci?
(Tarmini finge uno sconsolato dissenso)
Cesare Ahi ahi ahi, guai in vista?
Tarmini Già.
Cesare Il commendatore, vero?
Tarmini (sospirando) Comincia un anno all'insegna del risparmio, mio caro. Hai speso un capitale per le tue pubblicità, il commendatore non ne sarà felice
Cesare (ridendo) Beh, ma le vendite sono aumentate. Anche se mi chiedo chi compri tanto inchiostro
Tarmini Scommetto che il commendatore rivedrà le nostre stesse posizioni a fine anno. Capisci? Qualcuno dovrà stringere la cinghia.
Cesare (Senza perdere il sorriso sulle labbra) Una crisi?
Tarmini scuote la testa, gesticolando: Ma no, ma no, è giusto per tenerci a bada. Sai che ci siamo concessi diversi lussi.
(Cesare rotea gli occhi)
Tarmini Lo so che giudichi la "Gabbiano" come una nonnina paralitica, ma ci siamo davvero concessi dei lussi, come un ufficio pubblicità, quando noi potremmo andare avanti solo con un buon ragioniere e le sue opportune telefonate.
Cesare (inarcando un sopracciglio) Se lo dici tu.
Tarmini (si alza e gli dà una pacca sulla spalla) Tarmini: Non si è mai troppo stufi d'inchiostro, eh?
(Ridono)

Cesare Aperitivo? Offro io!
(Sguardo d'intesa) Tarmini: Allora accetto
(Si vestono, escono dall'ufficio e si incamminano)
Scena 3

(per strada)
Tarmini Allora, la tua idea per Natale?
Cesare (si schiarisce la gola, recitando) "Fate gli auguri con gli inchiostri Zeta"
Tarmini Vecchia. Dovresti puntare a qualcosa di più moderno, più subliminale.
Cesare Vorrei ricordarti che vendiamo inchiostri da segretario galante in epoca da penne a sfera.
(Ridono e entrano in un bar)
Cesare Pensa cosa si potrebbe fare pubblicizzando creme, carne in scatola...
Tarmini (frenandolo): Sei giovane, aspetta di aver quarant'anni. Vedi come cambi idea!
Cesare Te la prendi troppo. Rischi di affogare in tutto questo inchiostro!
(Alzando il proprio bicchiere di vermut)

Comunque sia, alla nostra!

(Brindano e bevono)
Tarmini Fossi giovane come te, non ammuffirei in una azienda come la Gabbiano
Cesare (guardando dentro il suo bicchiere): Se lo dici tu... (si alza) io vado. Ci si vede!
(Si stringono la mano e si allontanano in direzioni opposte. Tarmini si gira verso Cesare, guardandolo allontanarsi)

Tarmini (tra sé e sé): Nella vita serve coraggio. Deve trovare il coraggio di cambiare tutto: impiego, vita,città. I veri interessi dei giovani sono altri, ecco cosa deve capire. (Si allontana)
Scena 4
Tarmini (ufficio: al telefono con il commendatore)
Ora, commendatore, le spiegherò in breve ciò che avevo in mente, riguardo l'ufficio pubblicità: è da rivedere. (silenzio e poi continua) Mi spiego: ha presente Baldini? È un giovane esuberate, poco attaccato al lavoro. È un ideatore, non un disegnatore. La Gabbiano non va bene per uno come lui, gli chiude la strada, non possiamo sfruttare a pieno le sue doti. (attimo di silenzio e riprende) Esattamente, vorrei lasciarlo libero ,tanto il disegnatore se la può cavare da solo, naturalmente sotto la mia sorveglianza e la sua direttiva, signor commendatore. (silenzio e riprende) Cosa si guadagna? Beh, ridimensionando l'ufficio pubblicità risparmieremmo due milioni e mezzo (Silenzio) So perfettamente che Baldini ha famiglia, ma non avrà grane. Non ci si deve preoccupare troppo delle situazioni familiari dei dipendenti, lei lo sa bene (silenzio) Sì, sarà lui stesso a riconsiderare la sua posizione. È giovane, deve spiccare il volo autonomamente. Non può infossarsi così, a trent'anni. (lungo silenzio) Lei è troppo gentile, il mio non è talento umano, è solo il minimo che possa fare. La ringrazio signor commendatore (fine della telefonata)
È fatta! (fissa fuori dalla finestra, sospirando) È fatta...
(Bussare alla porta. Tarmini si gira, si sistema la cravatta)
Tarmini Avanti (Cesare entra) Ah,sei tu! Sai, devo farti un discorso confidenziale, non appena usciamo per un caffè. Puoi?
Cesare (colto di sorpresa) Ehm,certamente, certo! (passa qualche minuto. Tarmini si alza, si veste ed escono)

Tarmini Bene, andiamo.
Scena 5
(Bar)

Tarmini Come va in casa?
Cesare Uhm, bene, bene grazie!
(Tarmini abbassa la testa, scuotendola. Schiocca la lingua in segno di disappunto) Andiamo male, malissimo mio caro.
Cesare (spaventato) Perchè?
Tarmini (rialzando lo sguardo) Ho parlato con il commendatore: le voci sulla revisione della posizioni è confermata. Volevo parlartene amichevolmente, non voglio girarci troppo...
(Cesare capisce e si gira il bicchiere tra le dita, assorto) Quanto prenderò?
Tarmini Non so, liquidazione a parte. Potrei proporre una cifra, se vuoi. Ma penso che tu abbia prima bisogno di riflettere
Cesare (annuisce triste) Non ho mai amato gli inchiostri e la tentazione di andarmene, ma ho paura. Ho delle bocche da sfamare, non posso stare un mese senza guadagnare...
Tarmini (mettendogli una mano sulla spalla. Cesare lo guarda dal basso) Guarda che questa è un'occasione! Sei libero come l'aria, non voglio mica forzarti! Già ti invidio per questo.
Cesare (accenna un sorriso triste) Sono secoli che me be lamento. Forse mia moglie non se la prenderà troppo (si alza, pagano e ed escono) Liquidazione, tredicesima, premio extra...a mezzo milione dovrei arrivare, no?
Tarmini Non essere precipitoso. Vai a casa e pensaci su. Ne riparliamo domani, va bene? (Gli batte una mano sulla spalla) sei in gamba, ti manca solo il talento di manovrare le persone. Ma imparerai, ne sono certo. (sorride)
Cesare (annuendo convinto) Hai ragione. Anno nuovo, vita nuova! Penso che si giusto il momento di andare via da quel posto. Grazie davvero Emilio! (Lo abbraccia) Un giorno di questi ti inviterò a cena da noi, per ringraziarti.
Tarmini (sorridendo) Senz'altro. (Si salutano)
Tarmini (lo guarda andare via. Tra sé e sé) È stato semplice. È fatto di burro, quello là, è bastato nulla per convincerlo. Forse dovrei fare lo stesso discorsetto al suo amico disegnatore: ha decisamente uno stile troppo...antiquato


Martina Ghilardi

Cuori Infranti


Sceneggiatura tratta dal racconto "Cuori Infranti", appartenente alla raccolta "Storie Quotidiane".

Ambientazione: casa (aula)
Oggetti di scena: tavolo (apparecchiato per pranzo di nozze), descrizione cibo, sedie
Personaggi: uomo (vecchio), moglie (Maddalena), figlia con marito, due cugini ospiti


Personaggi intorno al tavolo mentre colloquiano
Uomo: “tornassi indietro di cinquant’anni mi sposeresti ancora? Ma d’ la verità, Maddalena”.
Moglie: “no” socchiudendo le palpebre e muovendo la testa
Sguardo tra i commensali
Uomo: “oh Maddalena” ridendo pianamente
“Va bene. Ti sei sfogata. Adesso dì la verità. Se tornassimo tutte e due indietro di cinquant’anni, mi sposeresti ancora?”
Moglie: “no” in modo diretto, veloce, riaprendo gli occhi con sguardo perso
Brusio appena impercettibile dei commensali, seguito da un gioco di sguardi ora ridenti ora ansiosi
Uomo: “e me lo ripeteresti anche una terza volta?” con tono provocatorio
Moglie: “se vuoi. Un no è sempre un no.”
Intanto il vecchio si alza da tavola con un fare impettito e fiero di sé, li pranzo finisce in silenzio.




Due anni dopo. Maddalena e il vecchio ormai morti.
Scena dopo il funerale di Maddalena
Ambientazione: sala (aula)
Oggetti: sedie
Personaggi: i due cugini (ospiti a cena), figlia (di Maddalena e Vecchio) e marito
I personaggi dialogano nel salotto della figlia di Maddalena (Lucia)
Donna: “mi dispiace mia cara Lucia.”
Lucia: “non ti preoccupare…sto bene.” pausa con sguardo perso
“è forse adesso che riuscirà a raggiungere la pace che non ha avuto in vita, d’altronde ha passato tutti questi anni sotto i voleri di mio padre.”
Donna: “oh povera Maddalena.” Sospirando “ben ricordo di quando tuo padre volle comprare la Diletta da corsa, in tutti i modi aveva cercato di convincerlo a rinunciare ma…”
Lucia: “…ma mio padre non ascoltava nessuno. Quello che diceva lui era legge e faceva quello che voleva.”
Donna: “dai Lucia non dire così…”
Lucia: “è la verità. Stessa verità con cui mia madre ebbe in coraggio di rispondere no a mio padre durante il pranzo di nozze”
Uomo: “oh ben ricordo. Che coraggio.”
Lucia. “vi assicuro che da quella volta lì, mio padre non ebbe più il coraggio di chiedere cose simili a mia madre. Non gli piaceva sentirsi dire la verità”
I personaggi si guardano. Lucia abbassa gli occhi e va via.

Elena Moretto

lunedì 3 aprile 2017

Dal racconto al teatro: I peccati di Pinocchio


I peccati di Pinocchio

Pinocchio è oramai un bambino vero e comincia a rimpiangere i vantaggi che la sua antica natura comportava. Come adattarsi ad un cambiamento così drastico? Forse chiedendo nuovamente aiuto alla Fata Turchina? Un Pinocchio irascibile, una Fata ormai non più nel fiore degli anni ed un piccolo incidente magico. Ecco a voi la fiaba che tutti conosciamo reimmaginata da Giovanni Arpino e da noi adattata a testo teatrale.

SCENA 1



Pinocchio si trova nella sua camera e si prepara per andare a dormire.



Pinocchio: (disfando il letto) Quando ero di legno non avevo bisogno di fare o disfare il letto, c'era sempre qualcuno che lo faceva per me. E di certo non ero circondato da tanti stupidi bulli come lo sono ora. Credono di essere tanto divertenti quando mi sbeffeggiano, quando mi mostrano le mani sventolanti all'altezza del naso e si prendono gioco del mio passato. (si siede sul letto e si toglie le scarpe, per poi fermarsi ad osservare le proprie gambe) Con le gambe di legno sarei  imbattibile almeno in una cosa, nel giocare a pallone. Pensa ai dribbling che farei. Pensa ai calci che non sentirei. (sospira, prende il berretto da notte appoggiato sul comodino e lo indossa. Indugia, tastandosi la testa) Con la testa di legno non avrei paura dei pugni di certi compagni maneschi (abbassa le braccia e si osserva i palmi. Sul suo volto affiora un sorriso ricco di cattivi propositi) e con le mani di legno potrei picchiarli meglio. Il più forte di tutta la scuola, medaglia d'oro nelle risse e nei litigi. Ah, che peccato...



Geppetto: (grida fuori dalla scena) Pinocchio! Non hai mangiato nulla. Vuoi che ti porti qualche cosa?



Pinocchio si alza in piedi e si avvicina alla porta in modo che Geppetto possa sentire meglio la sua risposta.



Pinocchio: No, papà.



Geppetto: Stai di nuovo male, non è così? Quante volte devo ripeterti che oramai non puoi più permetterti di mangiare tutti quei dolci? Sei uno sconsiderato.



Pinocchio non risponde, si limita a dirigersi nuovamente verso il letto borbottando tra sé e sé.



Pinocchio: Con le budella di legno potrei mangiare un quintale di cioccolatini senza timore di alcun mal di pancia. Ah, com'era bello essere di legno. E che scalogna avere queste povere carni, queste fragili ossa... Se solo potessi tornare come prima... Dovrei davvero provare a chiamare la Fata Turchina. Solo lei potrebbe aiutarmi... Ma ci ho già provato così tante volte, notte dopo notte, e non è mai arrivata.



Si sente bussare alla finestra. Pinocchio si alza in piedi e, sbalordito, corre ad aprirla.



Pinocchio: Fata! Sei davvero qui?



Fata Turchina: (entrando nella stanza) Sì, eccomi qui. Tanto mi hai invocata che alla fine sono arrivata. Scusa il ritardo, perché ti ho sentito appena. E' l'età. Ti confesso che sono diventata anche un po' sorda.



Pinocchio: (lamentoso) Sono così infelice!



Fata Turchina: Come mai? Non ti piace essere un bravo bambino?



Pinocchio: (quasi forzando il pianto per compatirla) No. A parte il fatto che oggi i bravi bambini fanno ridere e non hanno nessuna fortuna, stavo meglio quand'ero di legno. Vorrei tornare tutto di legno. Larice, abete, noce, ciliegio, quercia, insomma fa' tu!



Fata Turchina: (tossicchiando) E i pericoli che hai corso?



Pinocchio: Meglio i pericoli che questa vita così barbosa.



Fata Turchina: (pensierosa) Mah. Beh. Puah. Uhm. Non so. Non so neanche se questa bacchetta magica mi funzioni ancora. Ormai la uso come bastone da passeggio per attraversare gli incroci. Certo è più difficile oggi farti tornare di legno di quanto lo fu un tempo farti diventare un bambino. Il legno adesso è materia pregiata, mentre la carne non vale quasi niente...



Pinocchio: (supplice) Provaci, provaci!



Fata Turchina: E va bene.



La fata borbotta alcune parole magiche incomprensibili, agita la bacchetta in aria e con essa tocca Pinocchio tra capo e collo. Calano brevemente le luci e quando si riaccendono al posto del bambino v'è uno sgabello a tre gambe.



Fata Turchina: Oh, accidenti! Non temere, adesso ci riprovo. Devo aver perso l'abitudine, confondo le formule. Ma tu non agitarti, altrimenti mi viene il nervoso e sbaglio tutto.



Ripete la stessa formula di prima. Le luci calano e si riaccendono. Ora al posto dello sgabello vi è una cassapanca.



Fata Turchina: Che disastro, sono proprio fuori allenamento… Anche se una cassapanca mi servirebbe. Quasi quasi...



La cassapanca sbatte nervosamente il proprio coperchio con un certo disappunto.



Fata Turchina: Buono, buono. Farò ancora un tentativo. Lasciami lucidare ben bene la bacchetta... E lasciami ripetere adagio la formula magica, qualche sillaba potrebbe essermi rimasta tra i denti, prima. Dunque, vediamo...



Si ripete quanto accaduto prima. Quando le luci si riaccendono, Pinocchio è ricomparso, letteralmente in carne ed ossa.



Fata Turchina: (sedendosi a terra con un sospiro di sollievo) Meno male, temevo già di non riuscire più a trasformarti in alcun modo. Che razza di mestiere m'è capitato!



Pinocchio: (pizzicandosi istericamente in ogni dove)  Ma non è successo niente! Sono ancora tutto ossa e muscoli. Che razza di imbroglio è questo? Dov'è finito il mio legno d'una volta?



Fata Turchina: Accontentati, accontentati. Ci è già andata bene così. Eh, si vede che non ho più i poteri d'un tempo. Sii contento del tuo stato, Pinocchietto mio, e accetta il tuo destino.



Pinocchio: (urlando) Ridammi il mio legno!



Fata Turchina: Niente da fare.



Pinocchio: (tende la mano) Qua la bacchetta.



Fata Turchina: No, questa no. Non si può.



Pinocchio: (stringendo i pugni, correndo verso la fata) Basta con questa vita barbosa!



Fata Turchina: (cercando di sfuggirgli) Non toccare la bacchetta. E' pericoloso. Il mondo degli orchi e delle fate dorme, però non stuzzicarlo.



Pinocchio le toglie di mano la bacchetta con un tuffo arpinoso. La fata gli si precipita addosso e per sbaglio viene colpita. Si leva un fumo blu e la fata viene sostituita da un alberino secco secco, fatto di nodi e rametti senza colore, senza una  bacca, una foglia, un frutto. Pinocchio, sconvolto, si inginocchia davanti alla pianta.



Pinocchio: Oh, no. Cosa ho combinato! Io non... io... io non... oh! Io giuro... lo annaffierò per tutta la vita con le mie lacrime e lo riscalderò con il mio fiato ogni inverno. Lo giuro, lo giuro... Avrò ogni cura... dei frutti, dei germogli... se mai spunteranno...



Si sente un fischio provenire da sotto casa. Pinocchio si affaccia alla finestra ancora frastornato.



Pinocchio: Cosa è successo?



Lucignolo: (fuori dalla scena, sotto casa di Pinocchio) Abbiamo combinato una spedizione notturna. C'è da divertirsi, stavolta. Hai soldi?



Pinocchio: Spiccioli.



Lucignolo: Beh, possono bastare. Ci sono anche  delle ragazze. E una moto. Vieni o no?



Pinocchio fa dondolare la bacchetta che ancora tiene in mano, pensoso.



Pinocchio: (timidamente) Sai, stasera è venuta la Fata, e allora...



Lucignolo: Bravo tu. Le fate son qui dietro l'angolo. Cosa fai con quello stecco in mano? jTi sbrighi? Dimmi. Non abbiamo tempo da perdere. Forza.



Pinocchio lancia un'occhiata all'alberello rinsecchito, esitante. Tentenna.



Pinocchio: Ecco... io... in verità... Vengo, Lucignolo. Dove hai detto che andiamo?

domenica 26 marzo 2017

Dal racconto al teatro: la Ragazza del Sabato Sera - Erika Checchin


La Ragazza del Sabato Sera – Erika Checchin





PERSONAGGI:

Anna, protagonista,una giovane ragazza ventenne che si occupa di fare da babysitter alla coppia il sabato sera.

Uomo, uomo sulla quarantina, gentile e sorridente.

Donna, donna sulla quarantina, con fare distratto e un po' assente.

Amica di Anna, si sentirà solo la sua voce, è una voce di ragazza giovane.



Scena I:



La scena inizia in un salotto,la coppia si trova sottobraccio sull'uscio della porta mentre Anna si trova difronte a loro spostata più verso il centro della stanza.



Donna (rivolgendosi ad Anna): “Allora ci vediamo dopo,come sempre.”

Uomo(sorridendo e rivolgendosi ad Anna): “Si certo, questa sera usciamo a prendere un aperitivo con degli amici qui vicino. siamo ad una ventina di minuti da qua quindi non  si preoccupi,non torniamo tardi.”

Anna: “Si certo,certo, non si preoccupi, vi aspetto senza problemi.”

Uomo(rivolgendosi ad Anna e sempre sorridendo): “La pupa dorme,non si preoccupi signorina Anna, guardi la televisione,si metta su un disco, legga un libro o una rivista, sa dove trovare tutto,no?”

Anna(con fare nervoso e agitato): “Ma certo.Grazie. Buona Serata . A più tardi.

Uomo (uscendo dalla casa accompagnato dalla moglie): E davvero,stia tranquilla,la bambina dorme come un sasso,come sempre.”



Scambio di sguardi tra Anna e l'uomo, lui sorride. La porta si chiude davanti ad Anna e si sentono le risate della coppia al di fuori della porta. La scena è accompagnata da una musica di extra diegetica serena.



Scena II:



Anna cammina per il salotto, ci sono librerie da un lato e scaffali con oggetti vari e CDs dall'altro,due poltrone ,un tavolo con sopra delle bottiglie e alcuni bicchieri, una televisione.

Si avvicina alla finestra e riceve una chiamata. La scena è accompagnata da una musica diegetica provienente da un registratore.



Voce dell'amica di Anna: “Ciao Anna!”

Anna: “Ciao, come sta andando la serata?”

Amica: “Tutto bene, ci stiamo divertendo. Tu?”

Anna: “Come sempre, sarà un altro sabato sera identico ai 10 appena passati. Loro sono fuori a divertirsi e io sono qui a fare nulla perchè la bambina è come se non ci fosse, non piange mai, non si sente mai.”

Amica: “Ma Anna, io ancora non capisco chi te lo faccia fare di passare tutti i sabati così.”

Anna: “Mi servono soldi, in qualche modo devo cavarmela in questo mondo, lo sai.”

Amica: “Lo so, lo so, e lui? Come si è comporato stasera? Ci sono novità?”

Anna: “Solita storia, mi guarda, mi sorride e io mi sciolgo. Per me una sua parola, un suo gesto, un suo saluto significano mille cose.”

Amica : “Sai come la penso, per me rimane un quarantenne che si diverte a mettere un brivido in una ragazza troppo giovane per lui.”

Anna: “Ma lo so,non succederà mai nulla, non preoccuparti.”

Amica: “Va bene dai, fammi sapere poi come va.”

Anna: “Certo, ma sarà come al solito, loro rientreranno stirati,stanchi, di malavoglia l'uno contro l'altro, senza raccontarmi nulla della serata e allora io dopo che mi avranno pagata, scapperò giù dalle scale balbettando qualche saluto.”

Amica: “Hanno qualcosa di strano quei due,chissà cosa li riduce ad essere così ogni volta che rientrano a casa”.

Anna(ridendo): “Ah boh, di certo non litigano per me, ci sentiamo dopo, buon proseguimento.”

Amica: “A dopo”.





Scena III:



Anna si allontana dalla finestra e si siede su una delle due poltrone. Inizia a guardarsi attorno con fare annoiato e pensieroso.

Prende un libro dal tavolo e inizia a sfogliarlo finchè vi trova una fotografia dell'uomo da bambino, la guarda sorridendo per poi rimetterla nel libro e riappogiarlo sul tavolo.

Anna guarda l'orologio e poi il telefono, prende il telefono dal tavolo e lo avvicina a lei.

Il telefono inizia a squillare subito dopo. La scena è accompagnata da una musica extra diegetica di tipo nostalgico.



Voce di lui(con fare divertito): “Salve Anna,come sta andando la serata?”

Anna: “Bene.Grazie.”

Lui: “Ma non sento niente, metta su un disco,si diverta, la pupa non si sveglia! Noi arriviamo tra una mezzora.”

Anna: “Sì,certo, grazie”.

Lui: “A tra poco.”

Anna: “A tra poco.”



Anna riattacca il telefono e sbuffando si mette una mano sulla fronte.





Scena IV:



Anna cammina nervosa per la stanza, finchè sente un rumore proveniente dalla stanza accanto. Bloccandosi nel mezzo della stanza, tende l'orecchio.

Si sposta verso il corridoio e giunge difronte ad una porta.

Anna apre la porta. La stanza è disordinata, ci sono libri per terra, giornali, un armadio aperto e numerosi medicinali su un tavolo. Richiude la porta e apre quella successiva.

Anna entra nella stanza della bambina, ci sono giochi e scatole.

Il letto della bambina è in un angolo.Anna si avvicina al letto per guardare la bambina.

Tocca il cuscino e scopre la testa di una bambola che si gira di colpo.

Anna si ritrae e scappa dalla stanza.



Anna (pensando a voce alta e ripetendo la stessa frase più volte) : Io me ne vado, queste cose non sono possibili, sono due pazzi.



Anna prende il cappotto dal salotto e scende, scappando, dalle scale del palazzo.

L'intera scena è accompagnata da una musica extradiegetica che porta lo spettatore a provare ansia, partirà dunque lenta per arrivare più veloce nel momento in cui Anna scopre la bambola e in cui scappa dall'appartamento.


Dal racconto al teatro: la Ragazza del Sabato Sera - Giada Bianchi


La Ragazza del Sabato Sera- Giada Bianchi

SCENA 1

Interno. Sulla porta di casa. Notte

Moglie, annoiata con vestito bianco. Marito fuma una sigaretta. Anna in piedi rivolta verso la coppia.

Moglie in modo irritato “Allora. D’accordo come sempre. Come tutti i sabati.”

Marito gentilmente “La piccola dorme, non si preoccupi signorina Anna, guardi la televisione

(indicando lo schermo del televisore), si metta su un disco… (indicando il giradischi) comunque stia tranquilla, la piccola non disturba”

Anna imbarazzata “Va bene grazie mille, Buona serata e divertitevi”

Marito e moglie escono dalla porta di casa
SCENA 2

Interno del salotto.

Anna chiude la porta, si appoggia con la schiena alla porta ridacchiando. Si incammina poi verso il salotto osservando ciò che la circonda: i libri accatastati sui mobili in modo disordinato, i posa ceneri pieni, i tappeti sporchi. Anna osserva il tavolo da lavoro completamente nascosto da carte e riviste di ingegneria.

Anna “Quella non gli porta rispetto, il tavolo non dovrebbe lasciarglielo così. Non si rende nemmeno conto della fortuna che le è capitata.” Si siede sulla poltrona.

Anna “Questo odore di Vermut poi è insopportabile, non fa altro che bere.” (si alza e va ad aprire la finestra). “Per di più è sempre lui che si preoccupa per la bambina. Probabilmente è l’unica ragione che li tiene ancora insieme. Non si merita un uomo così.”(Si risiede sulla poltrona, si accende una sigaretta e inizia a fumare) “Uno di questi sabati, Anna, glielo devi dire. Non puoi più tenertelo dentro e poi si capisce che anche lui prova qualcosa. O magari si prende solo gioco di una ragazzina di vent’anni. Non importa…”

Anna prende un libro e inizia a sfogliarlo e squilla il telefono


SCENA 3

Interno casa.

Marito ubriaco (voce esterna) “Come va? Tutto bene? Perché sta zitta? La piccola non si sveglia, lo sa… Arriviamo tra mezz’ora.”

Anna “Va bene, grazie”

Marito “Si certo, bene. Bene, a tra poco”

Finisce la telefonata, Anna riaggancia il telefono e riprende a leggere il libro.
SCENA 4

Interno casa. Corridoio 

Sente un rumore indistinto, si alza dalla poltrona e si dirige verso il corridoio, cerca l’interruttore, accende la luce. Il corridoio ha una porta sul lato sinistro e due sul lato destro. Apre la prima porta di destra e vede la camera da letto disordinata, come il salotto, con due letti separati. Apre la porta di sinistra ed esce un gatto miagolando. La stanza è illuminata da una luce esterna. Anna entra nella stanza semibuia dove riconosce giocattoli e fotografie della bambina. Avanza fino ad arrivare al lettino della bambina. Si allunga per scoprire il viso della bambina dal lenzuolo, sfiorandole la guancia. La testa si gira scoprendo il viso di una bambola che spalanca le palpebre mostrando gli occhi scuri di vetro.

Anna urla.  

La bambola ripiega la testa chiudendo le palpebre. 

SCENA 5

Interno casa. Salotto 

Anna esce dalla stanza tremando e ritorna verso la poltrona senza sedersi dove si accende un’altra sigaretta.

Anna “Ma a cosa serve tutto questo? Le telefonate, le raccomandazioni… e io a cosa servo qui?

Devo andarmene… Dovrò dirlo a qualcuno… o forse meglio di no… dov’è il cappotto?” (prende il capotto, esce chiudendo la porta ma lasciando le luci accese, scende di corse le scale)

SCENA 6

Interno. Pianerottolo e scale

Mentre scende le scale si ferma. Anna guarda verso la porta dell’appartamento.

Anna “Ma come è possibile?”

Esce dal portone e attraversa la strada. Si ferma sul marciapiede per riprendere fiato guardando verso la finestra. Si sistema il cappotto per ripararsi dalla lieve pioggia e riprende a correre.

giovedì 16 marzo 2017

Dal racconto al teatro: la Cappuccetto Rosso di Arpino



Madama Cappuccetto Rosso

Quali peripezie potrebbe affrontare un'adulta Cappuccetto Rosso nella sua nuova casa al limitare del bosco? Arpino ci ha proposto una nuova interpretazione di una fiaba senza tempo, che abbiamo poi riadattato in forma di testo teatrale.


SCENA 1.

Il sipario si apre su un piccolo salotto accogliente. Una donna con un mantello rosso sbatacchia istericamente con il battipanni una pelliccia di lupo.

Signora Cappuccetto Rosso: (brontolando) Sarebbe ora di finirla con questo tappeto, accidenti a lui...

Dopo qualche secondo sbuffa e lo lascia cadere a terra, abbandonandosi sfinita sul divano.
In quello stesso istante entra in scena suo marito con la sua uniforme da guardia forestale, che si siede accanto a lei.

Signora Cappuccetto Rosso: (al marito) Sono stufa di questa roba. Farà pure la sua figura e tutte le signore del villaggio me lo invidieranno, ma è piena di tarme. (si passa la mano sulla fronte e sbuffa di nuovo) Dovremmo buttarla.  Fossi un po' ambizioso, mi compreresti un tappeto nuovo.

Guardia forestale: (sospira) Forse hai ragione, ma è pur sempre un ricordo. Un ricordo della nostra gioventù, quando tutti dicevano che saremmo vissuti felici e contenti. Ti salvai proprio dalla pancia di quella bestiaccia. Che giornata! Mi sembra adesso che...

Viene bruscamente interrotto dalla moglie, la voce acuita dalla frustrazione.

Signora Cappuccetto Rosso: Basta così! L'ho sentita fin troppe volte questa storia. Non raccontarmela per la millesima volta! Hai avuto la medaglia del municipio, la promozione a guardia forestale? Hai avuto o no me, che come moglie... sì, ecco... non faccio per dire ma... (sbuffa nuovamente) Non si può vivere di ricordi. E neanche di vecchi tappeti.

Il marito annuisce con aria stanca.

Guardia forestale: D'accordo. Sai che non amo discutere. Quindi domani, nella foresta, cercherò un lupo fresco. Così non si spendono soldi e un tappeto nuovo non ti mancherà.

SCENA 2

I coniugi entrano nel salotto. Sul tavolo sono disposti lo zaino, il fucile e la giacca della Guardia forestale. La moglie lo aiuta a vestirsi e si preparano a salutarsi.

Signora Cappuccetto Rosso: Ti ho preparato la borraccia e tutto l'occorrente per un pasto o due, a seconda di quanto ti ci vorrà. A presto, e ti raccomando di portarmi un bel lupo che possa far impallidire la moglie del maniscalco e quel suo stupido scrittoio di noce!

Il marito raduna le sue cose, saluta la moglie e si incammina.

SCENA 3

Passano i giorni. La Signora Cappuccetto Rosso guarda fuori dalla finestra, preoccupata di non veder tornare la Guardia forestale.

Signora Cappuccetto Rosso: Povera me! Sono trascorsi tre giorni oramai. Il mio buon marito guardia forestale per far più bella la casa si è messo in testa di regalarmi un tappeto nuovo... (comincia a singhiozzare)  E adesso un gran lupo magari se l'è mangiato e io dovrò star sola per il resto dei miei giorni, con quello straccio di pensione municipale e questo straccio di tappeto vecchio...

La donna scoppia in lacrime e tira fuori un fazzoletto ricamato dalla tasca del mantello color ciliegia. Poi, per calmarsi, si siede sul divano e beve un sorso di caffè dalla tazzina lasciata sul tavolo.

Signora Cappuccetto Rosso: Devo fare qualcosa per cercare di rintracciarlo. Ma come posso fare? Io, indifesa, per i boschi... ho imparato a mie spese che andar per boschi da sola non è mai una buona idea. Se solo trovassi il modo di passare inosservata agli occhi dei predatori... (sposta lo sguardo sul tappeto, abbandonato sul pavimento accanto al battipanni. La signora sorride compiaciuta della sua idea, si china, raccoglie la pelliccia e se la getta sulle spalle)  Ecco, così è perfetto. In questo modo gli animali feroci non mi riconosceranno e potrò esplorare la foresta da cima a fondo, trovare e soccorrere il mio caro marito guardia forestale; sono troppo giovane per diventare all'improvviso e immeritatamente una sfortunata vedova...

SCENA 4

Si vede la Signora Cappuccetto Rosso trascinarsi sfinita per il bosco con la pelle di lupo sulla schiena. Tutti gli animali fuggono al suo passaggio credendola un lupo vero.
Dopo un po' si appoggia ad un albero e si siede, tira fuori un pezzo di pane e formaggio, consuma il suo povero pasto con aria afflitta e infine si addormenta.
Ad un certo punto un giovane lupo sbuca dalla boscaglia. Quest'ultimo si avvicina lentamente alla  Signora Cappuccetto Rosso e annusa la pelliccia.

Lupo: (pensieroso, ondeggiando sulle zampe posteriori) Uhm-uhm... questo qui mi ricorda qualcuno, forse un lontano parente... Quello zio imbroglione che fu scuoiato prima che la foresta diventasse parco nazionale... Imprudente era, l'accetta boscaiola provò... Ma senti che puzza di vecchio  e di naftalina, sembra persino rosicchiato dalle formiche... Forse dovrei dare l'allarme. I guardiani non sanno più fare il loro mestiere: lasciare questa immondizia nel bel mezzo di un parco, roba da inquinarci l'aria.

La Signora Cappuccetto Rosso, svegliatasi, comincia a tremare visibilmente sotto la pelle.

Lupo: (indignato) Ma guarda, non solo puzza e fa scandalo, trema anche. E se fosse una tagliola di nuovo tipo inventata da qualche bracconiere? E se fosse l'inganno di qualche mercante di pellicce?

Si ode un rimescolio tra le foglie, che vengono scostate rivelando un secondo lupo molto più grande del primo. Il più piccolo si scosta dalla Signora Cappuccetto Rosso, avvicinandosi appena al nuovo arrivato e guardandolo con diffidenza.
La donna striscia  verso l'angolo della scena.

Signora Cappuccetto Rosso: (in tono supplice, il volto lasciato appena scoperto dalla pelliccia, rivolta verso il pubblico) Oh! Sono stata tanto stupida e capricciosa ed ora morirò. Non troveranno che quest'orrenda pelliccia, non rimarrà altro di me. Se solo fossi stata zitta, se solo fossi rimasta a casa e non avessi insistito tanto per un tappeto nuovo ora non mi troverei in quest'orribile situazione...

Il lupo più grande emette una specie di latrato. Il più piccolo, terrorizzato, fugge.
Il lupo rimasto nella radura avanza goffamente sollevando un'accetta da guardia forestale.
Prima di sferrare il colpo, si ferma ad osservare la pelliccia sotto la quale è nascosta la Signora Cappuccetto. Il lupo rovescia il capo all'indietro e il manto scivola via dal corpo, rivelando l'uomo nascosto sotto la pelliccia.

Guardia Forestale: Puah, è una pelle vecchia anche questa qui. Non mi serve, sembra piena di buchi. Pare il tappeto buttato via dalla mia signora Cappuccetto. Tre giorni che batto la foresta e per giunta sotto questa pesantissima pelliccia che quel buonuomo del conservatore del museo di scienze naturali mi ha prestato per camuffarmi, ma che scalogna...

La Signora Cappuccetto riconosce la voce del marito e si toglie a sua volta la pelliccia.
I due si abbracciano felici di essersi ritrovati e si dirigono verso casa.

Signora Cappuccetto Rosso: Sono tanto felice che tu sia vivo. Vedi, non vale la pena morire per un vecchio tappeto. Dopotutto, un tappeto nuovo me lo posso fare con gli avanzi di tanti gomitoli. Ho mani d'oro, io. E se quel vecchio ammasso di peli in salotto non fa più gran figura, posso sempre usarlo come scendiletto. Chissà che invidia le mie amiche... Cosa ne dici? Perché sei così silenzioso? A cosa stai pensando?

Guardia forestale: (scuotendo appena la testa) Nulla. Non è sempre lupo quel che sembra.

SCENA 5

La Guardia forestale siede a tarda sera nell'osteria del villaggio. Sul tavolo sono appoggiati diversi bicchieri vuoti e i suoi commensali accendono placidamente i sigari.

Commensale 1: (alla Guardia forestale) Dunque, ora hai una nuova storia da raccontare...

Guardia forestale: Sì, immagino di sì. Ma credo di preferire ancora quella vecchia.

I suoi compagni abbozzano un sorriso e si abbandonano contro lo schienale delle sedie, in posizione d'ascolto.

Commensale 2: Allora racconta.

Guardia forestale: No. Non si vive di ricordi né di vecchi tappeti. E poi ho avuto la medaglia del municipio, la promozione a guardia forestale, la mia Signora Cappuccetto... (il suo tono si fa sempre più incerto fino a sfumare in un malinconico silenzio.)

Commensale 1: Raccontala ancora. Vogliamo tutti sentirla, qui.

Lo sguardo della Guardia Forestale pare ravvivarsi. Si schiarisce la voce, si accende un sigaro e comincia a raccontare.

Guardia forestale: Ve lo ricordate quel tempo in cui tutti dicevano che saremmo vissuti per sempre felici e contenti, quando la foresta era ancora foresta e gli uomini erano lupi agli uomini ? O forse era il contrario... La mia storia comincia in quel tempo.

Le luci si abbassano lentamente sul racconto della guardia forestale e sui commensali in ascolto, donando allo spettatore un'ultima, fugace immagine di quel quadro prima che si chiuda il sipario.

Beatrice Messuti