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venerdì 19 maggio 2017

Analisi e confronto fra libro e film: Il Buio e il Miele


Analogie:

·         Fausto e Frank hanno bisogno di un accompagnatore per il loro viaggio

·         Fausto e Frank sono entrambi molto legati alle donne e sono dei grandi fumatori.

·         Fausto e Frank si sentono un peso a causa del loro handicap per le persone che stanno loro vicini

·         Fausto e Frank vogliono comprare dei vestiti per Ciccio e Charlie

·         Fausto e Frank pagano interamente il viaggio anche per i loro accompagnatori

·         La scena del primo incontro è molto simile in entrambi gli elaborati

·         Presenza del discorso per elogiare le donne da parte di Fausto e Frank



Differenze:

Libro/ film realizzato da Risi
remake
Ambientazione: Italia
Ambientazione: Stati Uniti
Città del viaggio: Torino, Genova, Roma, Napoli
Città del viaggio: Morristown (Beard School), New York
Ambientazione incipit: Ciccio visita Fausto
Ambientazione incipit: Beard School
Ciccio: soldato, coraggioso, temerario
Charlie: studente, timido, insicuro
Fausto: molto ironico ma anche volgare
Frank: più volgare che ironico
Incarico preso da Ciccio: compito affidato dalla caserma
Incarico preso da Charlie: lavoro per pagarsi il biglietto per tornare in Oregon per Natale
Durata viaggio: una settimana
Durata viaggio: un week-end
Ciccio Visita Fausto all’inizio del libro;
lo accoglie la zia del colonnello
Charlie visita Frank a film già iniziato;
lo accoglie la nipote
«chiamalo signore»
«non chiamarlo mai signore»
Scena del gatto: Fausto è ironico
Scena del gatto: Frank è volgare
Mezzi di trasporto: treno, taxi, auto
Mezzi di trasporto: aereo, limousine
Ambientazione temporale: estate
Ambientazione temporale: festa del Ringraziamento
Discorso per elogiare le donne affrontato in treno
Discorso per elogiare le donne affrontato in aereo
Incontro Ciccio e Diana: pranzo.
Fausto è molto affabile con Diana
Incontro Charlie e Dana: bar.
Frank è molto sciolto con Dana, ballano il tango
Non è presente l’esperienza della Ferrari
È presente l’esperienza della Ferrari
Ciccio è un soldato e sa eseguire correttamente il saluto militare
Charlie non sa eseguire correttamente il saluto militare e Frank lo rimprovera
Fausto non minaccia di uccidere Ciccio al momento del suicidio
Frank minaccia di uccidere Charlie al momento del suicidio
Fausto non sente il desiderio di trovare una donna
Frank ha un grande desiderio: trovare una donna
Presenza dei personaggi di Sara e del gruppo delle ragazze
Assenza di Sara e del gruppo delle ragazze
Il Tenente Vincenzo è uno dei personaggi principali
Il superiore Vince viene solo citato
Fausto non finge di essere il padre di Ciccio
Frank finge di essere prima il padre e poi un amico di famiglia di Charlie
Ciccio non sa il motivo del viaggio e non riesce a impedire il tentato suicidio di Fausto
Charlie sa fin dall’inizio il motivo del  viaggio e riesce ad impedire il tentato suicidio di Frank
Fine: Fausto e Sara si allontanano della casa in campagna
Fine: Frank aiuta Charlie a superare il processo organizzato della Beard School, in cui lui è ritenuto colpevole di uno scherzo commesso ai danni del preside. Frank torna a casa dalla sua famiglia.
Il regista racconta solo la storia scritta da Arpino
Il regista decide di costruire una cornice narrativa attorno alla storia di Frank

Il regista ha deciso di attuare queste scelte poiché si prestano meglio alla versione cinematografica di stile statunitense.
Attraverso la cornice narrativa, il film risulta meno pesante e molto più vicino ai gusti attuali rispetto al libro e al primo film. Elimina alcuni personaggi per semplificare la trama e per incentrare la vicenda sul rapporto di amicizia che si crea tra Charlie e Frank.

Susanna Arioli

Analisi e confronto fra libro e film: Il Buio e il Miele


“Il buio e il miele” – analisi e confronto libro-film



CAPITOLO 8

Libro:

·         Inizio: Fausto e Vincenzo parlano sul terrazzo; Ciccio li sta guardando dall'interno della casa.

·         Descrizione della camera da letto e della casa

·         Soldato: non molto legato a Ciccio; gli mostra la camera e spiega che la cameriera che prima viveva lì se n’era andata la mattina stessa, ma non sa il motivo

·         Descrizione di Vincenzo (comportamento) e ironia ("almeno le mani lui ce le ha tutte e due")

·         Ciccio: molte riflessioni à si sente prigioniero di un mondo che non gli corrisponde e non lo fa sentire a suo agio; desiderio di fuga ma non riesce ad attuarlo.

·         Ciccio sente il tenente dire che ha il coraggio ma ha molta  paura.

·         Descrizione del tenente: voce

·         Descrizione della città e del mare di notte

·         Dopo cena à arrivo delle ragazze: Ines, Candida, Michelina e Sara. Sono molto vivaci e giocose. Fausto le vede già donne, mentre Vincenzo le considera ancora delle ragazzine.

·         Descrizione del tenente: viso

·         Tenente: molto stanco e ha mal di testa

·         Le ragazze prendono in giro i sentimenti che Sara prova per Fausto

·         Gioco: Moscacieca.

·         Dialogo tra Sara e Fausto: parlano dell’università. Fausto è freddo con lei, ma alcune volte cede a un briciolo di tenerezza.

·         Brindisi: piccolo momento di felicità; poi Fausto ritorna adessere scontroso.

·         Sara: molto temeraria e non le interessano le opinioni altrui

·         Durante la notte: Ciccio sente i singhiozzi e poi il pianto del tenente (bagno, corridoio) à UDITO



Film:

·         Inizio: pranzo dal tenente; sono presenti anche le ragazze.

·         Vincenzo vuole regolare il conto con la madre di Sara per i pasti che gli cucina; Sara non capisce perché, non è ancora arrivata la fine del mese.

·          SOTTOFONDO: navi, porto (ma di debole intensità) à rumori diegetici

·         Soldato: romano, molto aperto e amichevole, per salutare il suo tenete fa un gestaccio; mostra la stanza a Ciccio e  gli spiega il caso della cameriera.

·         Descrizione del Tenente “un po’ stronzo ma è bono” (detto dal soldato)

·         Soldato spiega la  situazione delle ragazze e dell’amore di Sara per Fausto

·         Gioco: moscacieca

·         Ciccio: molto diretto nel dichiarare i propri sentimenti per Sara (“mi piaci tu”)

·         Pensieri Ciccio: “Bel successo ho avuto”

·         Le ragazze fanno finta di andarsene mentre Fausto e Vincenzo cominciano il loro discorso segreto

·         Sara chiede a Ciccio se Fausto gli ha detto il motivo della visita a Napoli e se si è ricordato di lei. à Ciccio le dice che non sa il motivo ma nella valigia aveva una sua foto à Sara è contenta

·         Sara parla con Fausto. Sara chiede la ragione della visita e Fausto gli risponde che deve stare tranquilla e che non è andato a Napoli per niente.

·         Discorso sul vestito

·         Sera; Vincenzo: “Il coraggio ce l’ho. Ma la paura è tanta”. Pensa che Sara sospetti qualcosa. Vincenzo afferma che ormai quelle non sono più ragazze ma “donne sono, donne”.

·         Alba à Vincenzo piange sulla terrazza



In altre scene:

·         Sara sospetta dei continui dialoghi tra Vincenzo e Fausto

·         Discorso università à dopo la festa per Vincenzo e Fausto









Confronto finale:

Analogie:

§       La cameriera se n’è andata la mattina stessa dell’arrivo di Ciccio e Fauso e non si sa il motivo

§       Il soldato mostra a Ciccio la sua camera

§       Ironia

§       Moscacieca

§       Fausto e Vincenzo confabulano per organizzare il suicidio.

§       Frase “donne sono, donne...”



Differenze:

Libro
Film
Ambientazione: Napoli di sera
Ambientazione: Napoli, ora di pranzo
I discorsi tra Fausto e Vincenzo vengono sentiti da Ciccio e successivamente da Sara
Le tre ragazze per giocare tentano di sentire i discorsi tra Fausto e Vincenzo, ma vengono scoperte. Successivamente Sara sentirà qualcosa in merito.
Ciccio: molte riflessioni à si sente prigioniero di un mondo che non gli corrisponde e non lo fa sentire a suo agio; desiderio di fuga ma non riesce ad attuarlo.
Ciccio: meno riflessivo e molto più diretto, temerario.
(es. “mi piaci tu”); ci sono tuttavia delle riflessioni in merito (es. “Bel successo ho avuto”)
Assenza del gestaccio del soldato
Presenza del gestaccio del soldato
Ciccio fa capire ai lettori i sentimenti che prova per Sara in modo indiretto, attraverso parole e gesti
Ciccio dichiara esplicitamente i suoi sentimenti per Sara
Soldato: non molto legato a Ciccio
Soldato: amichevole e legato a Ciccio
Fausto è meno rigido nei confronti di Sara
Fausto è rigidissimo e scontroso nei confronti di Sara
Brindisi tra Fausto e Sara
Nessun brindisi tra Fausto e Sara
Descrizione dettagliata del tenente Vincenzo in tutte le sue sfaccettature
Descrizione superficiale, data dalle immagini e da alcune affermazioni dei personaggi (es. “un po’ stronzo ma è bono” cit. soldato)
Discorso sull’università, affrontato prima di cena
Discorso sull’università, affrontato dopo la festa
Frase “Il coraggio ce l’ho. Ma la paura è tanta” pronunciata prima di cena
Frase “Il coraggio ce l’ho. Ma la paura è tanta” pronunciata dopo la festa
Vincenzo piange di notte nel corridoio
Vincenzo piange all’alba sul terrazzo
Assenza della foto di Sara nella valigia di Fausto
Presenza della foto di Sara nella valigia di Fausto
Il soldato non spiega  la situazione sentimentale di Sara a Ciccio
Il soldato spiega la situazione sentimentale di Sara a Ciccio
Descrizione degli ambienti molto dettagliata e graduale
Descrizione degli ambienti data in modo immediato dalle immagini



Il regista ha scelto queste variazioni perché si prestavano meglio alla realizzazione della versione cinematografica.

I due soldati, più allegri e coraggiosi, rendono le scene più vivaci e accattivanti e la loro amicizia aiuta lo spettatore a capire alcuni aspetti della storia (ad esempio, i sentimenti di Sara per Fausto) che il lettore del testo di Arpino deve invece scoprire da solo. Inoltre, rispetto all’intreccio del romanzo, la scena risulta anticipata: questa scelta permette al regista di mostrare tanti particolari in un lasso di tempo prolungato.

La descrizione fisica dei due non vedenti non è amara e cruda come quella del libro; la motivazione è di natura estetica, perché in questo modo il regista riesce a rendere piacevole la vista del film.

I protagonisti non ascoltano subito i discorsi tra Fausto e Vincenzo: si crea così una sensazione di suspance negli spettatori, che cominciano a porsi delle domande in merito a questi segreti.

Infine il regista ha deciso di rendere Fausto molto più scontroso, forse per sottolineare il suo desiderio di rimanere indipendente come quando non aveva questo handicap e per mettere in evidenza la determinazione di Sara nel riuscire a conquistarlo.

Susanna Arioli

Videointervista Arpiniana: Il contadino Genè




Scena 1, interno, giorno, biblioteca

L’intervistatore e l’intervistato, seduti su sedie blu dialogano e danno le spalle a scaffali di libri

Introduzione: In occasione dell’anniversario dei trent’anni della morte di Giovanni Arpino, siamo in compagnia della giovane appassionata dell’autore Silvia Oldani, che ci parlerà di un libro poco conosciuto di Arpino, ovvero Il contadino Gené.

(musica)

A: Ciao Francesca

F: Ciao a tutti

A: So che come giovane giornalista ti stai interessando molto alla produzione di Giovanni Arpino. Come ti sei avvicinata a questo autore così poco conosciuto tra i giovani?

F: Ho iniziato ad interessarmi ad Arpino durante gli anni di università al punto da dedicare la mia tesi a questo grande autore che ho scoperto non essere così lontano da alcuni temi attuali.

A: Sicuramente Giovanni Arpino ha scritto moltissimi capolavori ma oggi con te vogliamo approfondire Il contadino Gené, uno dei suoi libri meno conosciuti. Cosa puoi dirci di questo romanzo?

F: Credo che questo libro sia stato sottovalutato dall’opinione pubblica ma nonostante non abbia una trama ben precisa ci mostra una realtà che sta scomparendo della società degli anni ‘80.

A: Secondo te quali sono le tematiche principali trattate nel romanzo?

S: Penso che Arpino ci presenti una visione negativa del cambiamento della società in quegli anni e la conseguente scomparsa dei valori tradizionali. In particolar modo la trasformazione della figura del contadino.

A: Per te quali sono i valori che si sono persi nel tempo?

F: In primo luogo la mancanza di comunicazione all’interno della società come ci dice lo stesso Genesio sostenendo che oggi siamo molto stranieri anche in un fazzoletto di terra. Ciò è dimostrato dal fatto che al giorno d’oggi le persone fanno fatica a creare relazioni interpersonali. Un altro aspetto che si è perso della realtà di Genesio è l’aiuto reciproco fra compaesani in quanto oggi dilaga l’indifferenza di fronte alle necessità del prossimo.

A: Un altro tema ricorrente nel racconto è il rapporto di Genesio con il progresso. Cosa ne pensi?

F: Genesio manifesta un rifiuto della tecnologia, dell’istruzione e di tutto ciò che non rientra nella sua quotidianità. È un uomo legato alle sue abitudini e alle sue tradizioni, come quella di cucinare il bollito per la settimana o quella di uscire ogni domenica per vedere i suoi compaesani. Il rifiuto della tecnologia è evidente poiché Genesio, pur avendo la televisione e la radio non le utilizza.

A: Leggendo questo libro ho anche notato un’avversione del protagonista nei confronti del progresso nel campo della medicina, cosa ne pensi?

F: Genesio effettivamente non approva l’utilizzo delle medicine in quanto ritiene che rendano le persone inguaribili e schiave del loro utilizzo.

A: Si può dire che il cambiamento della società stia influendo sulla vita dei contadini. Questa trasformazione ha un risvolto anche sulla natura?

F: Sì, infatti Genesio muove una critica all’utilizzo dei concimi i quali hanno sostituito la tecnica naturale delle foglie non rispettando però il ciclo della natura.

A: Genesio ci appare come un uomo solo. Secondo te la sua solitudine si può ricollegare a quella del giorno d’oggi?

F: Sono sicuramente due solitudini differenti. Mentre Genesio si è ritrovato solo dopo la morte della moglie e ha come unica compagnia il suo cane, i giovani d’oggi scelgono volontariamente la solitudine attraverso l’utilizzo della tecnologia e dei social senza curare le relazioni con i coetanei.

A: Sempre riguardo ai giovani, cosa ne pensa Genesio?

F: Sostiene che a differenza delle generazioni precedenti non facciano alcuna fatica per ottenere ciò che vogliono e desiderano, in quanto hanno già tutto a disposizione e mentre loro non esitano a concedersi i lussi, Genesio è sempre titubante nei confronti di ogni tipo di comodità.

A: Cosa puoi dirci invece dell’avarizia del contadino?

F: Probabilmente è stata causata dagli insegnamenti dello stesso padre e del nonno che lo hanno sempre indirizzato ad uno stile di vita povero e di privazioni, ha infatti imparato a sopprimere bisogni ed emozioni.

A: L’avarizia scompare in punto di morte?

F: No, si chiede se nella sua vita non sia stato troppo avaro di sé ma è un pensiero che dura solo un istante. D’altronde la sua avarizia è stata l’unico modo che conosceva per sopravvivere.

A: Quali pensieri ed emozioni pensi che questo personaggio susciti nel lettore?

F: Alla fine del racconto si prova per Genè un misto di pietà e invidia. Pietà per la sua vecchiaia priva di qualsiasi modernità e pure invidia per la sua libertà e per il fatto che se ne può andare in pace con il mondo.

A: Quindi Genesio si può considerare un personaggio positivo o negativo?

F: È un personaggio ambivalente. Da una parte può essere considerato positivamente perché rimane fedele ai suoi ideali e non scende a compromessi. Dall’altra però non è una persona aperta al progresso rifiutando qualsiasi tipo di comodità e innovazione. Inoltre spesso utilizza la vecchiaia come una scusa e come un rifugio dal mondo.

A: Francesca ti ringrazio del tempo che ci hai dedicato e spero di rivederti presto.

F: Grazie a voi, ciao.

(musica)

Oldani Silvia
Buongiorno Francesca
Bianchini Alessia

martedì 16 maggio 2017

Il sogno di fuga di Daisy Buchanan


Aveva lasciato aperte le portefinestre alla desolazione della stanza, pervasa di una certa polverosa impressione d'abbandono fuori dal tempo e di trascuratezza che poco si addiceva al gusto e alle abitudini dei padroni di casa.

Daisy sedeva alla petineuse che Tom aveva comprato a Parigi, il trucco disfatto, le labbra tumide per i morsi nervosi, i capelli stropicciati fuggiti all’ordine uniforme e lustro delle sottili onde Marcel nelle quali quello stesso pomeriggio l’acconciatrice aveva combinato con tanta cura i suoi capelli.

Ancora portava la sottoveste di raso morbido del vestito che si era provata qualche istante prima, un grazioso seppur terribilmente semplice abito d’organza color lavanda con piccole applicazioni floreali che ora giaceva scomposto e a rovescio sulla stessa sedia sulla quale sedeva.

Si contorceva le mani in grembo osservando il pallido e stravolto riflesso nella vezzosa cornice ovale dello specchio, combattuta tra un infantile desiderio di autocompatimento e l’impulso di ricomporsi, il paradosso tra capriccio e dignità sul quale tutta la sua esistenza aveva oscillato.

     La collana di Tom.

Non la trovava più.

Era certamente per quello che d’improvviso aveva sentito quella strana pressione all’altezza dello stomaco, ed ovviamente era scoppiata in lacrime perché era sciocca.

Una bella sciocca, per sua fortuna.

Eppure, guardandosi ora in quello specchio, non vi individuava più alcun fascino. Una creatura così miserabile non si sarebbe mai potuta definire bella o affascinante. Una persona in lacrime non lo è mai. Solo Gatsby, quel folle di Gatsby, aveva in passato avuto l’ardire di considerare la sua fragilità una forma sopita di naturale fascino, come se piangere davanti a lui sopra le vibranti sfumature delle sue camicie avesse permesso alla sua corolla di schiudersi un altro poco per rivelare nuovi colori, la dolce e celata, autentica essenza del nettare che scorreva in lei.

Ma Gastby non l’amava, non l’amava affatto. Come avrebbe potuto? Ai suoi occhi lei non era che una scintillante luce verde, un sogno dai contorni sfumati ed inarrivabili.

Lui non l’aveva mai amata, aveva semplicemente desiderato essere felice. Ma la felicità gli era parsa così astratta ed effimera che aveva ben pensato di scegliere Daisy Fay e poi Daisy Buchanan come incarnazione concreta e viva di tutte le sue aspirazioni e dei suoi più dolci idilli.

Nemmeno Tom l’aveva mai amata. Aveva semplicemente individuato qualcosa di bello ed aveva desiderato farlo suo. Così come quell’altra donna, Myrtle, quella dal petto squarciato. Non riusciva a ricordarla in altro modo, non aveva mai avuto altra immagine di lei se non quella del suo cadavere riverso sulla strada. Le era sempre apparsa in sogno come una donna dalla pelle cremisi, con il petto aperto su una poltiglia mostruosa di viva carne ancora pulsante.

Non aveva mai realmente provato rimorso per quel fatto ma solo un’irrequietezza trasognata, come se la chiarezza delle immagini che la tormentavano fosse in qualche modo oscurata da un forte impulso di esorcizzarne l’imponente presenza.

Di tanto in tanto, quando era da sola, si concedeva di essere sincera quantomeno con sé stessa. In cuor suo sapeva bene di non essere sciocca. Era solo un’autentica parassita, così come lo era suo marito. Nessuno dei due era o sarebbe mai stato capace d’amare. Si sarebbero sempre limitati a stare accanto alle persone che per loro erano un piacevole intrattenimento. Poi, quando sarebbero sorti i problemi, se ne sarebbero semplicemente andati o avrebbero cercato altrove il diletto ed il piacere. Gatsby non era stato che una sciocca parentesi, un gioco finito nell’idillio amoroso che lei e Tom avevano riallestito come un grottesco spettacolo di burattini.

Ed entrambi sapevano che era una farsa, che a nessuno importava realmente, che le parole che si scambiavano erano rubate agli amanti che se le sussurravano a fior di labbra nei caffè, animati da qualcosa di sconosciuto e dunque spaventoso, che non era possibile provare ma quantomeno imitare, che Tom cercava in altre donne ciò che da lei nemmeno osava più pretendere.

La passione, quella era una buona imitatrice dell’amore.

Ma Daisy non era nemmeno quello. Era un grazioso trofeo che era lieto di possedere e che ogni tanto si ricordava di lucidare per esporlo alla mondanità in una vetrina di cristallo.

Non l’amava.

Gli piaceva, questo era tutto.

E quello che Gatsby aveva disperatamente desiderato era solo un ideale, non lei.

Lei non era una luce verde, non era nemmeno un trofeo. Era un’incurante parassita in cerca di piaceri facili destinata all’infelicità accanto ad un uomo che voleva solo esporla, e non di certo perché fosse fiero di lei.

     Per un attimo volse lo sguardo alle portefinestre spalancate, al lino bianco delle tende che fluttuava fin quasi al soffitto ornato come una torta, al blu profondo e liquido del cielo sgombro di stelle, alla terrazza in fiore, ai mirti che ammiccavano alla luce lunare, ai gelsomini notturni, alla bellezza, alla libertà, all’opprimente copiosità del nulla e del tutto e si sentì quasi soffocare.

Si sentì come doveva essersi sentito Gatsby osservando quella luce verde lampeggiare così lontana da lui, così viva, così invitante, così distante…

Fuggire, doveva fuggire!

Non pensò a Tom, a Pammy, a Myrtle, a Gatsby. Pensò al cielo, al cielo che poteva accoglierla e salvarla sotto il suo manto, che poteva celare la sua fuga. Pensò alla libertà di non desiderare più nulla, di non inseguire più nulla, di non incontrare più nessuno, di non poter più danneggiare nessuno, di non avere più fantasmi…

Riecheggiava ancora in lei quel pensiero quando si accorse di essersi alzata in piedi a fronteggiare la frescura della sera.

Abbassò, attonita, lo sguardo. Si era anche vestita.

Pareva avesse scelto un vecchio abito, di raso verde, che brillava al lume pallido della luna disegnando piccole pieghe di luce che parevano riaccendersi e spegnersi ogni volta che il suo petto si alzava e si ritirava, ad ogni suo respiro.

Al collo, sopra il palpito esitante, scintillavano le perle della collana del suo sposo.

“Daisy!” la voce di Tom, distante, dall’altra stanza.

Quello era il suo ruolo. Quella la sua vita.

Daisy Buchanan, incurante oca, moglie trofeo.

“Arrivo, Tom” mormorò, e sentì il cuore precipitare nella consapevolezza che, ancora una volta, lo avrebbe fatto davvero.

Prese un ultimo respiro. La luce verde lampeggiò ancora sotto il suo sguardo.

Si apriva il sipario.

Beatrice Messuti